Dopo giorni in cui il mantra
gonnalungaplissettata mi ha tormentata, mi sono diretta da Zara arraffando la prima gonna lunga dalle magiche pieghine totalmente convinta di uscire dal camerino
tronfia e somigliante ad una dea dello street style.
Qualcosa di simile per capirci.
In realtà mi sono resa conto di esser talmente nana che la suddetta gonna o la utilizzavo per
spazzare il pavimento, o me la tiravo su fin sotto il seno.
Un disastro.
Roba da auto infliggermi uno dei miei acidissimi flop.
Sarebbe stato meritato.
Scartata la prima idea passo all'attacco del fronte
mint partendo dalla t-shirt basic e finendo con un
imbarazzante pantalone palazzo plissettato.
Su quest'ultimo vi risparmio ulteriori dettagli horror, sul
menta in generale vi posso che
su di me sembra vomito di gatto post mangiata di erba.
Anche qui la mia convinzione del
" il menta sta da Dio alle rosse naturali" è crollata come il
peggior castello di carte mai costruito.
Non ci penso e mi metto alla ricerca di un paio di
slippers viste su
Erika Boldrin.
Ovviamente non ci sono.
Uno store di 400000000 mq che ha di tutto, persino delle imbarazzanti
collant color salmone a pois, non ha nemmeno un paio di simil slippers?
Cara Zara, loo sanno anche i bambini di 4 anni che quest'anno, malgrado la loro
evidente bruttezza, sono cool.
Cosa aspetti?
Abbandonato Zara ad esaurimento parolacce, mi dirigo in un
concept store, di quelli da
sindrome di Stendhal immediata e fulminea, convinta che le
Pigalle di Louboutin saranno mie.
Dopo vari svenimenti di fronte ad items di Céline, Givenchy, Proenza, Lanvin e robine così, provo le famigerate scarpe.
Il miracolo.
Le campane che suonano.
Sono figa.
Alta, con caviglie sottili,
cosce non più sponsored by Rovagnati e polpacci da Gattuso spariti.
La
Caporetto di Zara ormai era un lontano e pallido ricordo.
Faccio due passi e succede il
dramma.
Non riesco a camminarci.
Non demordo, vado avanti, percorro il negozio e mi guardo negli specchi.
Sembro
un t-rex barcollante, come solo Benedetta Parodi può fare.
La commessa mi guarda, non ha il coraggio di dirmi
" come cazzo cammini????" e mi ragguaglia sul fatto che non sono scarpe note per la loro comodità. ( mi avevate avvisata..lo so)
Dopo qualche minuto di smarrimento, divisa tra la
razionale ritirata e la follia di una sopportabile sofferenza, esco affranta dal negozio.
E maledico Chic Muse che con quelle scarpe ci cammina come se non le bastasse essere
magra come un chiodo.
Ormai disperata entro da
Promod con l'idea di trovare almeno una cosina carina con cui consolarmi.
Provo un vestito in simil seta, delizioso con stampe floreali ed orientali, e altro dramma.
Non ci sto.
E non è che mi va stretto, non ci sto proprio.
Esco, fulminando con lo sguardo la commessa che mi chiede " come va???", cerco una taglia più grande e non c'è.
Basta io ci rinuncio.
Io non faccio più shopping.