31 dicembre 2011
28 dicembre 2011
TOP OF THE FLOPS & STEAL HER LOOK Special edition: best of 2011
La fine dell'anno, botti e mangiate a parte, è scandita da due tormentoni: gli oroscopi dell'anno nuovo e le classifiche, di qualsiasi “best” immaginabile, dell'anno prima.
E' un must giornalistico come i pollini in primavera, l'esodo di agosto per le ferie, l'influenza dell' Uzbekistan micidiale che ci decimerà ed una nuova sciagura metereologica dal nome spagnoleggiante.
Quando si avvicina S. Silvestro i programmi tv, riviste e web ci mitragliano a colpi di previsioni astrali e di rubriche, altamente culturali, sul genere “Le coppie vip più belle del 2011”.
Nemmeno Top Of The Flops & Steal Her Look si può sottrarre a tale tradizione incontrovertibile delle festività italiane al pari al solo cinepanettone.
Per l'occasione, di gran spolvero, dall'allure di Moscato e miniciccioli, tipica del vero capodanno italiano, questa rubrica è anche hostata su Fashion Bloggers e Social Wardrobe.
Insomma roba grossa.
Cominciamo dalle blogger peggio vestite, insomma quelle che hanno prodotto i migliori flop di tutto l'anno e che ci hanno regalato grandi emozioni.
1)The Blonde Salad
25 dicembre 2011
15 dicembre 2011
La wish list ai tempi della crisi: mi tasseranno anche la Falabella?
Non ho ancora postato una wish list.
Credo sia tutta colpa di questa ansia nazionale alimentata da parole catastrofiche quali: crisi, recessione, Monti, tasse, Ici, manovra, crollo dell'euro e disastro globale.
Neanche quei menagrami dei Maya e di Vespa messi insieme avrebbero potuto prevedere una tale ondata di sfiga e di ansia.
Si, perchè finchè si tratta di fine del mondo uno si mette l'anima in pace che tanto tutto finisce e basta.
Ma qui si tratta di un'immensa sfiga economica, di cui ovviamente non ci capisco nulla ma che mi agita, che ci purgheremo con lentezza per chissà quanto.
Ed ogni programma tv non fa altro che aumentare l'ansia e la paura con visioni apocalittiche e nefaste sul nostro futuro che sembra essere povero, triste e grigio.
Tutte queste gufate epiche dei media sono state capaci di intaccare anche la psiche di una malata dell'acquisto compulsivo come me.
Sembra impossibile ma è così.
Mi hanno insinuato il "Si ma c'è la crisi, come fai a pensare ad una Falabella con quello che dicono i Tg? E se poi te la tassano?".
Insomma il senso di colpa da crisi.
Però i pensieri e i desideri ce li potremo ancora concedere no?
Cioè non ci tasseranno anche quelli?
In punta di piedi e bisbigliata eccovi la mia wish list.
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13 dicembre 2011
11 dicembre 2011
TOP OF THE FLOPS & STEAL HER LOOK: Il meglio e il peggio delle fashion bloggers nostrane
Questa rubrica non conosce l'Avvento o il Natale.
Nessuno è più buono.
Direttamente dal Bagaglino e dagli anni '80.
La nuova Pamela Prati?
Vi capita di provare imbarazzo per gli altri?A me capita spesso.
Per le cose più folli e disparate.
Per chi parla a vanvera e non si rende conto di mettersi in ridicolo e per altri infiniti ed assurdi motivi.
Mi vergogno per loro.
Ecco quelle scarpe mi provocano imbarazzo.
08 dicembre 2011
Le tamarfashion: eziologia di una specie
Diciamoci la verità "noi" che mangiamo pane e Vogue siamo un po' delle stronze snob.
Ammettiamolo.
A volte ci comportiamo come una sorta di loggia massonica, di una ristretta cerchia a cui è riservata la suprema conoscenza della moda di nicchia, e guardiamo in cagnesco il restante mondo che non vive di Céline ed Isabel Marant.
Però almeno, rispetto ad altre specie femminili, dovremmo per lo meno vestirci con buon gusto.
Non è così, invece, per le tamarfashion.
Categoria seconda, nella scala della tragicità umana, solo alle tardone marronplatino, le tamarfashion, appartengono ad un universo parallelo e non comunicante, salvo rare e confuse interferenze, con il "nostro" mondo modaiolo.
Vorrebbero a tutti i costi farne parte, spesso, anzi, sempre, sono convinte del loro supremo sapere modaiolo ed esibiscono con orgoglio la loro bandiera del cattivo gusto.
Convintissime di essere delle affinatrici del glamour, delle vere personal shopper e delle fashion guru, sono facilmente riconoscibili il week end in giro per locali o nei centri commerciali nei punti di maggior concentramento di negozi tamarri.
Le distingue nettamente dalle comuni e genuine tamarre la loro profonda autoconvinzione di onniscienza fashionista che si scontra, in moda netto e quasi imbarazzante, con il reale mondo della moda e del buon gusto.
Hanno caratteristiche comuni che sono facilmente riconoscibili e categorizzate in :
1) Possedere una monogram di Louis Vuitton.
E' il primo e fondamentale comandamento di ogni tamarfashion che si rispetti.
Se è un fake, possibilmente di un modello inesistente a negozio, di una multicolor meglio ancora.
La cosa importante è ostentarla, appendendola all'avambraccio, fino a causarne l'atrofizzazione.
Non la mollano nemmeno in caso di cancrena.
Ammettiamolo.
A volte ci comportiamo come una sorta di loggia massonica, di una ristretta cerchia a cui è riservata la suprema conoscenza della moda di nicchia, e guardiamo in cagnesco il restante mondo che non vive di Céline ed Isabel Marant.
Però almeno, rispetto ad altre specie femminili, dovremmo per lo meno vestirci con buon gusto.
Non è così, invece, per le tamarfashion.
Categoria seconda, nella scala della tragicità umana, solo alle tardone marronplatino, le tamarfashion, appartengono ad un universo parallelo e non comunicante, salvo rare e confuse interferenze, con il "nostro" mondo modaiolo.
Vorrebbero a tutti i costi farne parte, spesso, anzi, sempre, sono convinte del loro supremo sapere modaiolo ed esibiscono con orgoglio la loro bandiera del cattivo gusto.
Convintissime di essere delle affinatrici del glamour, delle vere personal shopper e delle fashion guru, sono facilmente riconoscibili il week end in giro per locali o nei centri commerciali nei punti di maggior concentramento di negozi tamarri.
Le distingue nettamente dalle comuni e genuine tamarre la loro profonda autoconvinzione di onniscienza fashionista che si scontra, in moda netto e quasi imbarazzante, con il reale mondo della moda e del buon gusto.
Hanno caratteristiche comuni che sono facilmente riconoscibili e categorizzate in :
1) Possedere una monogram di Louis Vuitton.
E' il primo e fondamentale comandamento di ogni tamarfashion che si rispetti.
Se è un fake, possibilmente di un modello inesistente a negozio, di una multicolor meglio ancora.
La cosa importante è ostentarla, appendendola all'avambraccio, fino a causarne l'atrofizzazione.
Non la mollano nemmeno in caso di cancrena.
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01 dicembre 2011
Fashion vergogne Vol. 2: "Alle volte mi vengono in mente delle cose con cui non sono affatto d'accordo". Woody Allen
Ci sono cose che uno inspiegabilmente, da un momento all'altro, scopre di dover per forza avere.
E' un fenomeno parapsicologico quasi quanto la sindrome premestruale, il triangolo delle Bermuda o i bug di Windows.
Insomma roba da puntatone di Voyager.
Però succede, che queste voglie fashioniste si insinuino come serpi nella fragile e suscettibile psiche femminile.
Possono mettere a repentaglio anche gli animi più forti e hanno sempre la meglio.
Ma, soprattutto, se ne fregano della vergogna.
Così, dopo aver recuperato un paio di boots Isabel Marant style, un paio di ballerine glitterate ed un sobrio anellazzo tirapugni mi ritrovo a volere queste cose.
1) Direttamente dagli anni 90 e da Seattle, un mega camicione di jeans, che, giuro avevo nell'armadio da pischella ma che ora non trovo più.
Tempi in cui ero innamorata di Cobain ( era vivo e vegeto eh!) ed incavolata con il mondo ( Si, sono vecchia.)
Il mio cattivo gusto si manifestava intervallando camicioni boscaioli, che ora fanno molto figoindiesnobalternativo, ad, appunto, i camicioni di jeans.
E' un fenomeno parapsicologico quasi quanto la sindrome premestruale, il triangolo delle Bermuda o i bug di Windows.
Insomma roba da puntatone di Voyager.
Però succede, che queste voglie fashioniste si insinuino come serpi nella fragile e suscettibile psiche femminile.
Possono mettere a repentaglio anche gli animi più forti e hanno sempre la meglio.
Ma, soprattutto, se ne fregano della vergogna.
Così, dopo aver recuperato un paio di boots Isabel Marant style, un paio di ballerine glitterate ed un sobrio anellazzo tirapugni mi ritrovo a volere queste cose.
1) Direttamente dagli anni 90 e da Seattle, un mega camicione di jeans, che, giuro avevo nell'armadio da pischella ma che ora non trovo più.
Tempi in cui ero innamorata di Cobain ( era vivo e vegeto eh!) ed incavolata con il mondo ( Si, sono vecchia.)
Il mio cattivo gusto si manifestava intervallando camicioni boscaioli, che ora fanno molto figoindiesnobalternativo, ad, appunto, i camicioni di jeans.
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