29 novembre 2010

Google prende seriamente la moda: Boutiques.com

Nasce una nuova piattaforma di aggregazione per l'e-shopping targata Google.
Si tratta di boutiques.com, un sorta di network che mette in comunicazione grandi firme, grandi stores, bloggers, celebrities e l'utenza che quotidianamente compra on line.


















Acquistare sarà più semplice, ci sarà la possibilità di avere un profilo, la propria boutique,  in cui inserire
i propri "love" e i propri  "hate" items.
In questo modo il sistema, ogni giorno, vi manderà le novità personalizzate e selezionate in base ai gusti
del proprio profilo.

La vostra boutique sarà lo specchio del vostro stile, dei vostri brand preferiti, delle vostre icone della moda
e di ciò che odiate.

Se volete, una sorta di social network fashion.
Sicuramente uno strumento utile per fashion bloggers, che vogliono sempre tenersi informate, e per le amanti della moda e dello shopping.

Rossana

27 novembre 2010

Top of the flops & Steal her look: Il meglio e il peggio delle fashion blogger nostrane.

Poche spiegazioni oggi, il titolo dice tutto.
Nuova rubrica fissa con scadenza, approsimativamente settimanale, Top of the flops & Steal her look, vuole ripercorrere e riassumere il meglio e il peggio degli outfit delle fashion blogger nostrane.
Si accettano anche autocandidature via mail. (Attente a voi però!)
Veniamo a noi ora:

Top of the flops!!!!
1.



















Laura di Purses & I.

Le calze bianche sono come le scarpe bianche, vanno bene se si ha meno di 12 anni o se ci sta per sposare.
Salvo per chi ha gambe molto lunghe e molto magre.


2.
                                                      
                                                                                                                                                         


















Chiara Ferragni di The Blonde Salad.

Quella borsa di fucsia di Jacobs stona con tutto,  idem per lo smalto verde.
Pessimi i capelli.
http://www.theblondesalad.com/

3.



















A bit of fashion

Le foto sono fatte in studio.
Quindi un plauso per lo sforzo fatto.
Ma quelle scarpe accorgerebbero le gambe a chiunque.
Peccato, poteva valorizzarsi meglio.



Steal her look!!!!
1.


Veronica Ferraro di The Fashion Fruit  in versione classica.
Deliziosa.
http://thefashionfruit.com/

2.


La mia preferita in assoluto. Eli di The Gummy Sweet.
Uno stile impeccabile e un look pazzesco. Fuori da ogni clichè!
Capelli fantastici.

3.
Nathalie di My floor is red.
Anche lei una delle mie italiane preferite.

Rossana

25 novembre 2010

Metallo non metallo

Non tedierò nessuno con l'ennessimo, noiosissimo post sugli ultimi trend della stagione, li trovo utili quanto uno scolapasta senza buchi.
Quali amanti della moda non ha già fatto il giro di decine di portali, letto decine di riviste o blog?

Quindi non ho scoperto l'acqua calda quando vi vengo a dire che quest'anno sono in voga gli smalti con toni metallici.

Però, questa cosa, mi destabilizza.
Lo ammetto, sono sempre stata una fan dei finish laccati sulle mani e dei colori naturali.
Mi sono sempre tenuta alla larga da glitter (mi sento male solo a scriverlo questo nome), riflessi perlati e colori metallici.

Quest'anno il trend cosmetico mi da contro, pienamente contro.
E, sempre per la legge dei grandi numeri, in mezzo a tanti smalti che non metterei nemmeno al mio gatto, ne ho trovati alcuni (e provati) davvero molto belli.

I primi che vi elenco sono di OPI, marca imbattibile per qualità del prodotto e gamma di colori, e sono dell'ultimissima collezzione Swiss.



Glitzerland









 

 
Lucerne-tainly look Marvelous
 

Subito dopo OPI, vi segnalo altri due colossi del nail polish: Dior e Chanel.
Quest'ultimo non l'ho né visto personalmente, né provato.
Quindi non so dirvi nulla della resa o della qualità del prodotto, però dalle review viste on line sembra ottimo.


Gold Lamè


 


Bronze Libertine






23 novembre 2010

23 novembre 2010: Come funziona il lusso low cost.

Il famigerato giorno è arrrivato, è il 23 novembre.
Da oggi era possibile acquistare la tanta chiacchierata collezione Lanvin di H&M.
Ovviamente, vista la mia già espressa opionione al riguardo, non mi sono lontamente sognata di avvicinarmi a Milano oggi.
Ma, leggendo il Corriere della Sera on line e Google news in generale, non posso non riportare la cronaca della mattinata milanese.
 H&M e Lanvin hanno pensato di rendere l'acquisto esclusivo, creando una sorta di entrata preferenziale.
Come?
Dalle 6.00 del mattino gente assiepata al gelo fuori dalle porte ad attendere, non di entrare badate bene!
Bensì di prendere un braccialetto simil "villaggio-turistico-all-inclusive" che stabiliva una fascia oraria in cui poter entrare nel negozio.
Gruppi da venti persone alla volte avevano un quarto d'ora a disposizione per scegliere un solo capo, per modello e colore.
Per un totale di sedici gruppi, poi l'area sarà libera a chiunque.
Devo dire che le modalità di acquisto da  concerto allo stadio rispecchiano in pieno la bassa fattura della collezione.

Rossana

22 novembre 2010

"Anche a me qualche fashion blogger piace" Vol.1: Giulia Ciccarelli

Le blogger valide non sono solo in Francia o negli Stati Uniti.
Ne abbiamo anche di nostrane.

Ho dovuto fare una notevole cernita nel web, pare che, ora come ora, chiunque abbia un blog di outifit.
E per la legge dei grandi numeri, si trovano per forza cose valide, ma si trovano anche tanti notevoli disastri.

Lei di sicuro non rientra in questa categoria.
Si chiama Giulia Ciccarelli e il suo blog "The girl of bows".

Oltre a postare outfit portabilissimi e per tutte le tasche, non cade mai nel tranello del must have obbligato anche a rischio di cadere nel ridicolo.
I suoi outfit sono alternati da articoli di moda freschi e attuali, che stoppano il noiossimo ed iperegocentrico "IO IO IO IO" di tantissime blogger.

Altro punto a favore?
Non scrivere in inglese.
Se non lo si sa alla perfezione, meglio evitare.
Esiste google translate per il pubblico straniero e si evitano becere figuracce.

18 novembre 2010

Blogcrazia: Chiara Ferragni in trasferta a Londra per Dior

Chi sia Dior, credo che anche i sassi lo sappiano.
Chi sia Chiara Ferragni, credo lo sappiano tutte le persone che hanno lurkato il web modaiolo negli ultimi anni.
Sicuramente gli ultimi dodici mesi hanno visto un boom del fenomeno blogger anche in Italia, e, malgrado molte reticenze, non si può non riconoscere che Chiara Ferragni sia stata la blogger che ne ha tratto maggior beneficio sotto tanti punti di vista.

Non  è cosa insolita leggere di sue più o meno" importanti collaborazioni", quali Benetton e Morello ( preciso che non amo ne l'uno ne l'altro) e sinceramente non me ne meraviglio visto l'ammontare dei suoi contatti giornalieri.
Perchè?
Pubblicità gratuita, su larga scala e già predisposta nel giusto segmento di pubblico che interessa all'azienda.
Insomma una manna per badget limitati ed un modo per mostrare un finto interesse verso questi nuovi fenomeni legati al mondo della moda.
Dior invece rimane una grande incognita.
Leviamo il fatto che sicuramente Dior non ha bisogno della pubblicità di cui sopra..cosa rimane?
Farsi rappresentare da una blogger con outfit spesso già visti in blog francesi giorni prima?
Farsi rappresentare da una blogger che spesso trascura molti dettagli della sua persona e del suo sito ?
Farsi rappresentare da una blogger che spesso in passato ha usato spudorati fake?
Credo che tutti questi mie dubbi siano riassumibili in un semplice concetto, in questo caso, non rispettato: meritocrazia.
Tutto ciò mi lascia...come dire?

Rossana

16 novembre 2010

Mimosa Chanel Le Vernis, prossima mania collettiva e nuova trovata di marketing?

A livello di marketing su larga scala, credo che pochi riescano a battere Chanel Le Vernis.
E' sempre la maison francesce a dettare legge in campo di smalti, a creare vere e proprie manie collettive montate ad hoc grazie a limited editions terminate ancora prima della loro uscita, colori non reperibili in altre case cosmetiche e altri trucchetti di marketing ben pensati. (Vd. Khaki per VFNO)
Lo ammetto nel vortice ci sono cascata tantissime volte anch'io.
Ci sono cascata guardando Pulp Fiction e il Rouge Noir di Mia Wallace, entrando in trance per il Blue Satin, e così via fino all'ultimo Rose Confidentiel e Paradoxal.
Insomma, sono la persona meno indicata per scrivere un post "critico" su Le Vernis di Chanel.
Però il recente Riva e la recentissima foto rubata (sarà un caso?) che circola sul web del nuovo Mimosa, prossimo smalto di culto primaverile, hanno smosso la mia vena critica.
Perchè?
Credo che basti un piccolo accostamento di immagini per capirlo.
E per capire che i casi sono due, o Chanel ha scarse idee per nuovi smalti, o ha la certezza che ormai il colore è passato in secondo piano.
Per molte conta solo avere l'ultimo, agognato e tanto sospirato, ninnolo cosmetico alla modica cifra di 20,50€.
A voi la foto.
Rossana
Nouvelle Vague Vs Riva
L.A Sunrise Vs Mimosa






15 novembre 2010

Da Project Runaway agli scaffali delle librerie. The one hundred by Nina Garcia

Non posso non parlare di lei e del suo libro, anche se ne posseggo tanti altri sui generis, non ho resistito e sono corsa ad acquistarlo.
Non posso non parlare di lei perchè ha riempito tanti miei pomeriggi e tante notti insonni su Sky.
Non posso non parlare di lei semplicemente perchè l'adoro, adoro come parla, come giudica, come si veste e la sua persona di estrema classe.
Chiunque abbia Sky o una minima conoscenza di editors di moda la conosce.
Parlo di Nina Garcia, fashion director di Elle e Marie Claire Usa, collaboratrice per Marc Jacobs ( solo per citare qualche collaborazione delle tante ed illustri della Sign.ra Gracia) e nota al grande pubblico come giudice fisso dell'edizione statunitense di Project Runaway.

"The One Hundred, A Guide to the Pieces Every Stylish Woman Must Own" in apparenza si presenta come una dei tanti libri tematici di stile e moda che sicuramente molte di noi già posseggono,  in realtà si tratta di un delizioso manuale reso prezioso da stupende illustrazioni di Ruben Toledo.


Scopriamo in ordine alfabetico e con estrema dovizia di particolari  i 100 must have imprescindibili, non solo per una fashionista ma per una donna di classe in generale.
Troverete i punti cardini imprescindibili  dello stile come il little black dress e il trench insieme a nuove idee e spunti assolutamente attuali e divertenti, con tanti consigli anche per la versione low-cost.
Un libro sicuramente ben scritto, molto scorrevole e di piacevole lettura in cui si nota una grande cura per i dettagli.




Le illustrazioni sono, come vi dicevo, di Ruben Toledo, noto artista contemporaneo cubano, non solo pittore, non solo sculturore ma anche abile illustratore in vari campi, come quello della moda.

Molti giornali hanno già usato sue opere come The New Yorker, Vogue, Harper’s Bazaar, Town & Country, Paper, Visionaire, Interview  e  The New York Times.


Nina Garcia non è nuova a questo tipo di iniziative editoriali, suo infatti il "The Black Book Style", altro manuale della stessa collana, che illustra ad ogni donna i metodi e trucchi per trovare e personalizzare il proprio stile.

"Style Strategy "del 2009 e il recentissimo "Nina Garcia's Lookbook" del settembre 2010.

Di cui, putroppo, poco posso dirvi o consigliarvi non avendoli letti io personalmente.

Ma The One Hundred credo debba avere un posto di diritto nelle librerie di ogni appassionata di stile e di moda.

Rossana

10 novembre 2010

Non è il solito post di elogi all'operazione Lanvin-H&M

Quindici anni sarebbe stato impensabile, quindici anni fa non esistevano nemmeno le catene lowcost in Italia; i vari H&M, Zara che tanto attingono ogni anno dalle passerelle mondiali per le loro collezioni a basso costo.
Quindici anni fa l'alta moda era elitaria  uno come Elbaz sarebbe stato irraggiungibile.
Nel 2010 abbiamo H&M e Lanvin che disegna per loro un'intera collezione, a prezzi quasi nazional-popolari.
Dove sta il trucco?
No,perchè riuscire ad avere un abito confezionato con tutti i criteri e crismi dell'haute couture a 170€ sarebbe il sogno di ogni donna, soprattutto se disegnato e pensato da un genio come
Alber Elbaz,  artistic director  di Lanvin a Parigi dal 2001.
Ovviamente il trucco c'è.
E permettetemi di dire che si vede anche.
Il confezionamento degli abiti è scadente, le rifiniture anche e la qualità delle stoffe rimane pur sempre quella di un low-cost come H&M.
Strass che cedono su abiti nemmeno mai provati, orli oscenenamente sfatti (intenzionalmente o meno, rimangono osceni) e scarpe di dubbia fattura.
Il 23 novembre orde di fashion victim si ammazzeranno nella speranza di acquistare un capo di Lanvin.
Spero abbiano la consapevolezza che Lanvin e la sua qualità sono altro.
Compreranno un'idea pensata da Alber Elbaz e una grande trovata commerciale, nulla di più.

Rossana